La scienza travolta dalle frodi: tra "Paper Mill", metriche dopate e il lato oscuro dell'IA


Siamo abituati a considerare la ricerca scientifica come l'edificio più solido della conoscenza umana: un processo cumulativo in cui ogni nuova scoperta si poggia sui risultati verificati di chi l'ha preceduta. Ma cosa succede se quei mattoni di partenza si rivelano manipolati, inventati o prodotti su ordinazione?
Negli ultimi anni, l'editoria accademica globale è finita al centro di una tempesta senza precedenti. Tra agenzie ombra che vendono articoli falsi in serie, la pressione soffocante del "publish or perish" e l'impatto dell'Intelligenza Artificiale generativa, la fiducia nella letteratura scientifica sta affrontando una crisi sistemica che minaccia la società e la medicina.
Quello delle frodi scientifiche non è un problema marginale o confinato a pochi casi isolati. Una ricerca condotta dai neuroscienziati olandesi René Aquarius e Kim Wever su 608 studi preclinici su animali ha rivelato che circa il 40% degli articoli (243 pubblicazioni) conteneva immagini problematiche o palesemente manipolate, spesso riutilizzate per esperimenti del tutto differenti. Nonostante le segnalazioni inviate alle riviste, la stragrande maggioranza di questi studi non è mai stata ritirata o corretta.
A livello globale, la microbiologa e "detective scientifica" Elisabeth Bik ha stimato che circa il 4% degli studi biomedici presenti manipolazioni d'immagine. L'esperta Anna Abalkina calcola che almeno 400.000 articoli pubblicati tra il 2000 e il 2022 presentino caratteristiche riconducibili a falsificazioni industriali, a fronte di appena 55.000 ritiri ufficiali registrati nello stesso arco temporale.
A guidare questo fenomeno è una vera e propria criminalità organizzata dell'accademia. Le cosiddette "Paper Mill" sono agenzie commerciali ombra che producono manoscritti fittizi a catena di montaggio e ne vendono la paternità a ricercatori disposti a pagare da poche centinaia a diverse migliaia di euro pur di arricchire il proprio curriculum.
Per garantire che questi testi passino i controlli, sono nati anche i "Review Mill", network coordinati che si infiltrano nelle commissioni di peer review per approvare sistematicamente gli articoli spazzatura. Gli scandali sono enormi: la casa editrice Wiley ha dovuto ritirare oltre 15.000 articoli ed eliminare definitivamente il marchio open access Hindawi dopo essere stata travolta da un'ondata di frodi industriali
L'avvento dell'IA generativa ha agito come un propellente acceleratore, rendendo la fabbricazione di studi falsi molto più rapida, economica e sofisticata. Oggi le frodi non inventano dati da zero, ma usano dati sanitari reali e pubblici (come quelli della UK Biobank) per simulare esperimenti e analisi mai avvenuti nella realtà.
Inoltre, il ricercatore Dmitry Kobak ha analizzato 15,1 milioni di abstract biomedici, riscontrando dal 2023 un’impennata anomala di parole tipiche dei chatbot (come delve, crucial, promising). Il rischio più grave è la nascita di una spirale negativa: i futuri modelli di IA verranno addestrati su una montagna di pseudo-conoscenza prodotta da altre macchine, svuotando di significato il dibattito scientifico.
Perché ci si piega alla frode? La radice è strutturale e risiede nella cultura del "Publish or Perish" (pubblica o muori). La carriera degli scienziati, l'ottenimento di cattedre e l'assegnazione di fondi pubblici dipendono da metriche quantitative facili da manipolare, come il Fattore di Impatto o l'h-index.
Per dimostrare la totale fragilità di questo sistema, il metascienziato Reese Richardson ha creato un profilo falso su Google Scholar per il gatto di sua nonna, "Larry". Inserendo 12 studi fittizi e relative citazioni incrociate, in sole due settimane al gatto Larry è stato assegnato un h-index pari a 11, una quotazione equiparabile a quella di un ricercatore universitario affermati.
Mentre la ricerca pubblica soffre, l'editoria commerciale ottiene profitti da capogiro. I quattro maggiori editori scientifici (Elsevier, Springer Nature, Wiley e Taylor & Francis) hanno generato oltre 7,1 miliardi di dollari di ricavi nel 2024, con margini di profitto che arrivano al 38%. Questo business si regge sul lavoro gratuito della comunità scientifica: si stima che i ricercatori forniscano ogni anno oltre 100 milioni di ore di revisione non pagata.
Ma anche la peer review umana sta crollando sotto il peso della delega tecnologica. Come testimoniato dal neurologo Simone Rossi, sempre più revisori incollano direttamente nei propri giudizi la risposta generata dai chatbot di IA senza neppure rielaborarla. In questo modo si interrompe la catena della responsabilità individuale, trasformando la revisione tra pari in un circuito automatizzato ed esternalizzato alle macchine
La difesa dell'integrità scientifica poggia attualmente sulle spalle di pochi "detective" indipendenti. Figure come Elisabeth Bik (che ha scovato oltre 9.200 articoli problematici) o Guillaume Cabanac, creatore del software Problematic Paper Screener che scansiona 160 milioni di pubblicazioni a settimana, combattono una battaglia quotidiana.
Anche l'industria editoriale ha creato strumenti come l'STM Integrity Hub per intercettare i manoscritti sospetti prima della stampa. Tuttavia, gli stessi esperti riconoscono un paradosso: per l'IA generativa è attualmente molto più facile fabbricare dati falsi e convincenti che per i sistemi informatici smascherarli
E la situazione in Italia? Esistono anche nel nostro Paese le frodi scientifiche?
L'articolo "Frodi scientifiche all’italiana" di Andrea Capocci (pubblicato nel numero di settembre 2025 di Le Scienze) analizza in dettaglio le caratteristiche specifiche, le cause strutturali e l'impatto delle scorrettezze scientifiche nel sistema accademico italiano.
Prendendo spunto da un'indagine del giornalista Leonid Schneider sul portale For Better Science, l'articolo evidenzia che 32 dei 102 scienziati italiani più citati nel campo biomedico ("Top Italian Scientists") sono stati segnalati su PubPeer per almeno cinque pubblicazioni contenenti dati o immagini problematiche. L'articolo chiarisce che il sistema non è dominato da truffatori incalliti, ma che la cattiva scienza e le pratiche scorrette inquinano i laboratori italiani in modo diffuso e spesso tollerato.
A differenza dai modelli esteri di paesi come Cina e Russia (dove dominano le paper mill industriali) o del Medio Oriente (dove prevalgono gli zombie trial inventati), in Italia queste forme sfacciate sono rare. Piuttosto la scorrettezza più caratteristica è l'inclusione tra gli autori di baroni universitari, direttori di dipartimento o finanziatori che non hanno dato alcun contributo effettivo alla ricerca.
Cinzia Caporale, coordinatrice della Commissione per l'etica del CNR, riferisce che su oltre 3.000 pubblicazioni esaminate, l'8% ha mostrato criticità: il 50% riguarda alterazioni di immagini, plagio o testo da IA, mentre il 30%riguarda violazioni sull'attribuzione della paternità dell'articolo.
Inoltre, dal 2011in seguito alla riforma Gelmini, che ha introdotto l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) basando i criteri di valutazione su rigide soglie bibliometriche è esploso il fenomeno del doping bibliometrico, ovvero quell'insieme di prassi e distorsioni messe in atto dai ricercatori per gonfiare artificialmente i propri indicatori quantitativi di produttività scientifica (come il numero di pubblicazioni, il totale delle citazioni e l'h-index) allo scopo di avanzare nella carriera accademica o ottenere finanziamenti.
Uno studio guidato da John Ioannidis ha rilevato che tra il 2016 e il 2022 gli scienziati italiani "estremamente produttivi" (capaci di pubblicare più di 60 articoli all'anno) sono aumentati di 7 volte, collocando l'Italia al 5° posto mondiale per crescita.
Un ulteriore aspetto è la Sovrarappresentazione italiana in ruoli nei comitati editoriali di riviste dell'area grigia o predatoria: Uno studio di Andreas Nishikawa-Pacher ha dimostrato che l'Italia è il primo paese per presenza nelle redazioni del gruppo Hindawi, il secondo in MDPI (dopo gli USA) e il terzo in Frontiers.
Infine non si può non considerare l’Assenza di sanzioni e limiti dei controlli: a differenza dei paesi anglosassoni — dove anche casi non penali portano a dimissioni eccellenti, come quelle del rettore di Stanford Marc Tessier-Lavigne per sole quattro immagini alterate dai coautori — in Italia le truffe scientifiche raramente compromettono la carriera di un ricercatore.
L'Italia non dispone di un'agenzia nazionale indipendente come l'Office of Research Integrity americano. La vigilanza è affidata a commissioni etiche locali dei singoli atenei, spesso prive dell'indipendenza necessaria
E’ altresì importante sottolineare come alcune istituzioni come il caso della Commissione etica del CNR, essendo indipendente dall'ente e adottando un approccio formativo più che punitivo, è riuscita a ridurre le violazioni al di sotto della media internazionale.
Ci sono anche delle proposte per il futuro per arginare il problema come la firma della Dichiarazione di Roma sull'integrità nella ricerca, il ridimensionamento dell'ossessione bibliometrica e il ritorno alla promozione dell'open access su piattaforme pubbliche istituzionali.
In conclusione trattare la scienza come una catena di montaggio misurata solo dai numeri ha creato un’illusione che rischia di distruggere la fiducia pubblica nella verità. Per uscire da questa crisi non servono solo nuovi algoritmi di controllo, ma una riforma radicale dei criteri di valutazione accademica: pubblicare meno, rallentare e premiare la qualità, il rigore e la verificabilità della ricerca.
Tratto dall'articolo scritto da Florian Sturm e pubbliacta nell'edizione italiana di Scientific America (settembre 2026)




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